Digital Transformation, Change Management e Soft Skills
Il futuro è nelle mani delle competenze. Quali?
Di Andreas Schwalm
Siamo nell’epoca della Trasformazione Digitale e spesso ne sento parlare come fosse il lancio di una nuova moda: è nella bocca di tutti eppure in pochi l’hanno capita veramente. Chiariamo il campo: non si tratta di novità tecnologiche che ci supportano in ciò che già facciamo semplificandoci la vita, e nemmeno di nicchie di mercato appannaggio delle società ICT, ma di veri e propri cambiamenti di paradigma.
Senza scomodare Kuhn, l’altra parola oggi di moda è disruptive. Ovvero una innovazione che, nel momento in cui viene compresa e si diffonde, cambia alla radice il mercato di riferimento e con esso aspettative, abitudini, comportamenti, processi. Pensiamo ai vecchi rullini fotografici, alle enciclopedie, alle cartine stradali, ai walkman, ai fax: praticamente scomparsi. Il mercato era cambiato e con esso le aspettative dei clienti: alcune aziende hanno saputo integrare le innovazioni e cambiare pelle, sopravvivendo, altre aziende sono morte.
E le persone? Stesso film. Le persone sono l’anima delle aziende e le loro competenze il driver del loro successo. Dunque la Trasformazione Digitale, per poter funzionare, dovrebbe basarsi su una profonda loro trasformazione, che punti sulle competenze digitali.
Per capire cosa sono e su quali puntare vi consiglio il recentissimo Osservatorio delle Competenze Digitali 2017, che ho seguito da vicino nella mia attività di consulenza per Assintel: lo trovate a questo link. Ciò che qui sottolineo sono 3 messaggi forti che emergono dal lavoro:
- C’è una forte richiesta di professioni digitali (85.000 nuovi posti di lavoro ICT nel triennio 2016-2018!)
- Mancano i professionisti, perché il sistema formativo non è al passo con le richieste del mercato
- Le competenze digitali non sono solo tecniche: hanno una forte componente di soft skill.
Il terzo punto è quello che più mi intriga. Facciamo degli esempi: la media azienda manifatturiera che riconverte i processi in ottica Industry 4.0, il grande gruppo bancario che decide di dematerializzare e digitalizzare i processi, il retailer del fashion che si adegua alla customer journey, devono poter avere delle guide interne al cambiamento, che abbiano una visione sistemica del futuro e riescano a innescare un cambiamento organizzativo e culturale interno.
Top Manager, CIO e imprenditori hanno bisogno della cosiddetta e-leadership: un impasto di skill tecnologiche, manageriali e soft skills quali leadership, intelligenza emotiva, comunicazione empatica, pensiero creativo, gestione del cambiamento, capacità di motivare, capacità di allineare (ed allinearsi) ai nuovi obiettivi. E tutto ciò cos’altro è se non Change Management?
Se le skill tecnologiche si imparano, anche in modo tradizionale, quelle “soffici” no: qui entra in gioco il Counseling Organizzativo e il Vocational Coaching, percorsi top individuali o a piccoli gruppi che orientino e sviluppino nuove risorse nei Capitani della trasformazione, e a cascata in tutta l’organizzazione.